Alpinismo Giovanile Attività e corso 2019

Data: 29-30 giugno
Ritrovo: alle ore 6:00 di sabato presso la Sede del C.A.I. di Calco
Equipaggiamento: da alta montagna + pernottamento
Pranzo: al sacco per 2 pranzi (mezza pensione al rifugio)
Località: Alta Val d’Ala – Valli di Lanzo (TO)
Carta: Carta N° 8 (Fraternali ed.)
Rientro previsto: alle ore 19:00 circa di domenica

Descrizione dell’escursione

Sabato

Partendo dal Pian della Mussa imboccare a sx la strada sterrata e, attraversata la Stura sul nuovo un ponte di legno, costeggiare l’Alpe Venoni, caratteristica bergeria protetta da un curioso roccione che la sovrasta. Il sentiero (EPT222) prosegue lungo la parte bassa del Canale delle Capre per presto svoltare a sinistra e, con molti tornanti, prendere rapidamente quota. A circa 2300 mt si raggiunge il Pian dei Morti, ampia sella erbosa dove lo sguardo si allarga su tutto il Pian della Mussa e sul resto del percorso.
Lasciare sulla destra il sentiero EPT223 che conduce al Pian Gias e, dapprima in diagonale poi con ampi tornanti raggiungere la base di una paretina rocciosa dove è attrezzata una zona per l’arrampicata. Il sentiero la evita spostandosi sulla destra, supera alcuni facili gradini rocciosi attrezzati con mancorrenti di corda e prosegue con alcuni tornanti al margine di un valloncello. Giunti senza difficoltà ad un colletto dal quale è già possibile vedere il rifugio, si percorre ancora l’ultimo tratto pianeggiante che conduce in pochi minuti alla meta, in splendida posizione panoramica sull’ampia conca del Crot del Ciaussinè e di fronte alle vette circostanti. (ore 2,00-2,30).

Domenica

Punta Adami 3166 Splendido balcone panoramico fra le cime e ghiacciai che chiudono la Valle d’Ala. Dal Rifugio scendere brevemente in direzione dell’evidente morena che delimita i resti del ghiacciaio della Bessanese. Portarsi sul filo e seguirla fino a dove la pendenza si addolcisce. Proseguire per massi e detriti attraversando con brevi saliscendi il valloncello che segue fino sotto a un caratteristico rilievo rossastro. Risalirlo per detriti e proseguire fino alla cresta principale che si segue stando a sx, poco sotto il filo. Le ultime decine di metri che precedono la cima sono abbastanza esposte così come il dentino che costituisce la vetta vera e propria.

Osservazioni

Il rifugio è di proprietà della sezione di Torino del CAI che l’ha dedicato nel 1886 a Bartolomeo Gastaldi, geologo e presidente del Sodalizio.
La prima costruzione edificata in località Crot del Ciaussiné, dal nome di un’antica cava di calce, constava allora di un solo ambiente. Nei venti anni successivi fu più volte ampliata ma, ciò nonostante, il piccolo Rifugio Gastaldi risultò insufficiente per la crescente frequentazione alpinistica della zona. La Sezione di Torino del Club Alpino decise allora la costruzione di un nuovo rifugio che sorse pochi metri a fianco del vecchio rifugio. Nel 1983 parte del Vecchio Rifugio fu trasformata in Mostra permanente, collegata al Museo Nazionale della Montagna di Torino e dedicata all’ultracentenaria storia dell’alpinismo piemontese.
Il nuovo sentiero, Giro dei laghetti glaciali, è un percorso ad anello che partendo dal Rifugio Gastaldi in circa un’ora di camminata conduce a toccare svariati punti di notevole interesse per l’osservazione del ritiro dei ghiacciai. Accostandosi a quel che resta del Ghiacciaio della Bessanese c’è la possibilità di vedere da vicino fenomeni geologici quali morene, laghetti glaciali, fusione del ghiacciaio, piccoli bacini colmi di limo e sedimenti rocciosi. In un momento di generale ritiro dei ghiacciai, si può osservare quanto anche il ghiacciaio della Bessanese si sia ritirato e le conseguenze di tale ritiro. Un’occasione rara per vedere da vicino e senza pericoli come avviene lo scioglimento e cosa lascia dietro di sé. Alcune bacheche all’inizio e lungo il percorso agevolano la comprensione dei fenomeni osservati. Tutto il percorso si sviluppa nell’ampia conca del Crot del Ciaussinè, sottostante l’imponente barriera rocciosa che partendo dal Col d’Arnas culmina nella Bessanese. Gli scorci sul massiccio e sul bacino, un tempo completamente occupato dal ghiacciaio, sono spettacolari e meritano da soli una visita.